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ZACARIA - Ho salutato alcuni amici dell’Università, ci siamo scambiati gli auguri per una buona vacanza. Due di loro mi hanno detto di partire per l’estero: uno va a Amsterdam, l’altro a Malta; un altro ancora sarà in campeggio in Salento, anch’io in realtà sto per partire per il mare… Ho salutato Zacaria, un giovedì sera, davanti alla stazione; lui è egiziano, non gli ho fatto gli auguri per le vacanze perché non ne farà. Zacaria viene da Mi lano, qui a Foggia si trova per cercare un lavoro nelle campagne, nella famosa raccolta del pomodoro che, ogni anno, attrae nel Tavoliere tanti immigrati, da ogni parte d’Italia. Nel frattempo vive anche lui nei vagoni abbandonati nei pressi della stazione ferroviaria; non è abituato, ma è questione giorni: fra qualche giorno ci sarà da lavorare, gli hanno assicurato. Sì, da lavorare, o meglio da spaccarsi la schiena sotto il solleone dell’estate, tra gli sterminati campi di pomodori, dal mattino presto alla sera, per qualche euro al cassone. Zacaria il turismo lo conosce da lavoratore, lui che ha lavorato a Sharm el Sheik come cameriere. Lì ha incontrato tanti italiani che andavano a fare le vacanze, e ricorda con piacere quegli anni, ed anche tante persone che lì ha conosciuto. Ma anche a Sharm, mi dice, “da un po’ non è più come prima. Molti turisti, per paura del terrorismo, scelgono altre mete estive”. Così è stato costretto a venire anche lui in Italia per lavorare, d’inverno in un cantiere della Lombardia, d’estate nella nostra pianura assolata. Zacaria, però, è sereno, sente che “il futuro non può che migliorare”. Mi chiede dei biscotti in più per un suo amico marocchino che da due giorni non mangia niente. Ha chiesto per lui qualcosa in un ristorante, degli avanzi, niente più, ma questi gli hanno risposto che “agli stranieri non danno neanche quello”. Io partirò per le vacanze. Forse Zacaria troverà un lavoro. Il suo amico forse troverà qualcosa da mangiare. Il razzismo, purtroppo, non troverà mai fine nella testa degli imbecilli.

 

Claudio

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