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Fratelli della
Stazione Cappella primo
binario FF.SS.
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MARK - «Mai più in Italia, mai più». Mark (nome
di fantasia) ha le idee ben chiare su quello che sarà il suo futuro
rapporto con il Paese culla di santi, poeti e navigatori: il tempo
di mettere da parte un po' di soldi e poi «tornerò in Polonia, dai
miei parenti, dai miei amici, perché quello che mi è successo qui da
voi, a Foggia, ha dell'incredibile: mi sono stati tolti tre mesi
della mia vita». Gli ultimi novanta giorni, infatti, Mark li ha
trascorsi dietro le sbarre, in galera, al "fresco". Il motivo? Poco
importa, forse colpa di un pasticcio messo in moto da «un mio amico
che mi ha accolto ad Ascoli Satriano dove ho lavorato per un mese,
subito dopo essere arrivato in Italia». Poi, il giovane polacco che,
nella notte più fredda dell'inverno foggiano gira per le vie
limitrofe alla stazione con indosso un semplice giubbino primaverile
di tuta, è stato rinchiuso nel penitenziario che si trova al
Villaggio Artigiani. Ovviamente, essendo appena sbarcato nel Paese
dove tutto viene condonato tranne il fatto di essere stranieri, non
avendo soldi, in tribunale si è dovuto difendere davanti al giudice
con «un avvocato d'ufficio, che forse era meglio se non c'era. Ho
passato tre mesi in prigione e non so neanche perché. Ho i documenti
in regola, non ho mai fatto nulla di male eppure mi sono stati
sottratti tre mesi della mia vita. Non è giusto». Per questo Mark
non ha dubbi: «Ora andrò a lavorare da un altro mio amico che mi
ospiterà a San Paolo Civitate. Cercherò di mettere un po' di soldi
da parte e poi tornerò in Polonia. Basta con l'Italia, mai più in
Italia» dice con lo sguardo di chi vorrebbe anche urlare al mondo
intero «voi siete tutti
pazzi». D'altronde, la nuova libertà di Mark ha coinciso con una
serata dal sapore glaciale, quasi antartico, e a ben vedere a
nessuna delle guardie del carcere foggiano è balzata la brillante
saggezza di donare al giovane polacco un indumento un po' più
pesante rispetto agli abiti leggeri che lo avevano accompagnato in
estate oltre la frontiera italiana, oltre la frontiera e al sogno di
«una vita migliore». Insomma, Mark è passato dal "fresco" della galera al
freddo della strada perché adesso anche lui fa parte della grande
famiglia dei senza fissa dimora, dei vagabondi, di quelli che ogni
giorno devono scommettere su se stessi prima che arrivi il momento in
cui, tornati sconfitti a casa, potranno riabbracciare i «loro cari».
Emiliano
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ANCHE TU
PUOI FARLO!
Ti
aspettiamo il lunedì dalle 21 alle 22 presso la cappella sul primo binario della stazione ferroviaria di Foggia
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Avete mai
pensato di poter dimostrare il vostro amore per Dio
regalando un sorriso, dando un semplice bicchier d'acqua,
sedendovi semplicemente a parlare per un momento con una
persona sola?
Madre Teresa di
Calcutta
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