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MARIANNA  - E' una donna piccola di statura, il volto tradisce subito le sue origini slave così come il suo corpo tradisce il suo dolce segreto: è Marianna, una donna rumena che come tanti dorme dove capita nella nostra città… già come tanti, se non fosse che lei aspetta due bambini. Suo marito è tornato in patria quando lei era al secondo mese con l'intenzione di tornare assieme al figlio maggiore ma, come spesso accade, le cose non sono andate così: il ragazzo, infatti, ha avuto un incidente mentre accudiva un cavallo ed è a letto impossibilitato a muoversi, così sarà Marianna a doverli raggiungere. Il pullman, che quotidianamente raggiunge la Romania da piazzale Vittorio Veneto, parte nel cuore della notte, così si pone il problema di accompagnare Marianna alla partenza per qualsiasi evenienza; saremo Giulia, Emiliano ed io ad avere quello che a primo colpo sembra un onere, ma che si rivelerà essere un onore. La sera prima della partenza prendiamo accordi: l'appuntamento è nella sala d'aspetto della stazione alle 2 di notte di un sabato sera di questo gelido inizio d'anno; Marianna lascia le sue cose nella mia macchina mentre noi ci apprestiamo a trascorrere un sabato sera come tanti: pub, piazzetta ecc. L'ora arriva, andiamo in stazione dove Marianna si è addormentata in sala d'aspetto, la svegliamo e dai suoi occhi traspare subito tutta la gioia che prova nel raggiungere i suoi cari. I biglietti per il viaggio si acquistano presso una biglietteria improvvisata in un furgoncino allestito da due rumeni dall'italiano e dai modi approssimativi. La situazione ci sembra surreale: la nebbia avvolge la piazza, i volti portano alla mente paesaggi lontani, quello che si dice attorno a noi non ha senso in quanto si parla quasi esclusivamente rumeno; il fatto stesso che ogni notte ci sia gente che dalla nostra città raggiunge paesi così lontani ha dell'inimmaginabile: siamo noi a sentirci estranei, stranieri nella nostra città. Acquistiamo il biglietto e aspettiamo il pullman cercando di capire le varie tappe del viaggio che scopriamo essere di ventiquattro ore. Raccomandiamo Marianna ad una donna che parla bene l'italiano mentre continuiamo a chiederci come farà ad affrontare quel viaggio nelle sue condizioni. Finalmente il pullman sbuca dalla nebbia, la porta si apre e ne scende un autista dai modi molto più sbrigativi dei venditori di biglietti, carichiamo il bagaglio e salutiamo Marianna. "Torno primavera dopo bambini, primavera" ci dice sorridendo mentre sale. La primavera che in quel clima gelido mi sembrava così lontana mi salutò dagli occhi di Marianna che tornava dalla sua famiglia. Tornando a casa quella notte ci siamo chiesti tante cose tranne una: "ma chi glielo fa fare"; glielo fa fare quella primavera che aveva nel cuore e che ci ha donato non accorgendosene neppure.

 

lorenzo

 

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