Alcuni sono nella luce, altri nell'ombra

Scrisse Bertold Brecht nella sua "Opera da tre soldi":

"Alcuni sono nella luce,

altri nell'ombra,

vediamo soltanto quelli,

questi nessuno li vede."

Similmente anche oggi se una ballerina o un attore qualunque, anche di terz'ordine, senz'arte né parte, cambia marito come un paio di scarpe, o va in vacanza a Ibiza, ecco i titoloni delle apposite riviste "specializzate" in nulla assortito, oltre che i trafiletti sfiziosi sui quotidiani nazionali. Se un uomo, disabile, povero, muore in casa per il freddo, dopo che gli hanno staccato luce e gas per inadempimento, cala il silenzio dei mass-media, e solo le sparute voci dei giornali di strada si levano indignate a far notar l'assurdità di uno Stato che alla vita difficile di un uomo preferisce gli interessi delle multinazionali delle bollette. La crisi in Italia avanza, non si può negarlo. Ma se una società di calcio fallisce, sommersa dai debiti di spavaldi faccendieri sprovveduti, i soliti giornali "specializzati" mettono su titoli a otto colonne, chiedendosi il perché e il percome sia potuto accadere, sconvolti per la perdita dei colori sociali, del nome, del passatempo dei tifosi. Ed invece, se a fallire è un'aziendina qualsiasi, magari in subappalto, e se a perdere il lavoro, ritrovandosi senza il becco d'un quattrino sono operai o impiegati interinali e non artisti della pedata, questi devono bloccare le strade o le ferrovie per farsi notare, devono mettersi nel torto per far valere le proprie ragioni. Anche i senza dimora di Foggia sono nella stessa condizione, ignorati dalle istituzioni e dai media tradizionali. Non hanno residenza, non votano, non possono protestare per paura delle forze dell'ordine, non hanno diritti, non hanno visibilità. A Foggia non c'è un dormitorio pubblico, chiuso il Conventino più di due anni orsono; non c'è neanche un luogo dove lavarsi, il più vicino è a Borgo Segezia (e dieci chilometri per chi cammina a piedi). Ma di questi temi in città non si parla, anzi da qualche mese ne parla solo il nostro "Foglio di Via", purtroppo l'unica voce dei senza dimora, l'isolato grido di aiuto degli invisibili, un monito nella coscienza della città che dorme, assuefatta dall'inutile tran-tran televisivo, tra Veline, Grande Fratello, processi di pallone e poco altro.

Claudio