JOHNA - Scusa: quante volte queste cinque lettere sono state
la cosa più pesante del mondo? Quante volte sarebbero state la cosa
più giusta da dire? Quante volte sarebbero state l’unica cosa che il
mio orgoglio avrebbe accettato come risposta? Tante, purtroppo
tante.
Per
Jhona evidentemente queste cinque lettere hanno un significato
diverso: più sincero, più vero ma anche più difficile da comprendere
per me.
Quella
sera arriva più tardi del solito in stazione, tutto quello che NOI
abbiamo da offrirgli è finito: niente latte, niente
biscotti.
Subito
ci accorgiamo che il suo viso, solitamente sereno come quello di
tutti gli indiani, ha qualcosa che non va, è triste, è opaco;
Comincia dicendo che è molto arrabbiato, ma il suo tono resta
gentile come sempre, ci dice che è “stanco ma soprattutto
arrabbiato”.
Quel
giorno Jhona ha lavato i vetri dei semafori dalle otto del mattino
alle nove della sera perché a lui “non piace chiedere solo i soldi”,
la sua dignità lo nega; In undici ore ha racimolato poco più
di cinque euro… faccio due conti e mi accorgo che ha guadagnato meno
di quello che io guadagno nella pausa pranzo.
Gli
occhi di Jhona si fanno lucidi, non capisce perché le cose vadano
così, chiede scusa per le sue lacrime… Si chiede “perché la gente
dopo essersi fatta lavare i vetri va via dicendo che non ha soldi”,
e chiede scusa…
Ci
racconta che un ‘uomo’ gli ha detto che il suo posto era sotto due
metri di terra, e ci chiede scusa perché le sue lacrime si fanno
sempre più insistenti. In molti gli hanno detto di tornare in India
a casa sua ma lui è da cinque anni in Italia e “qua ci vuole morire
ma non torna”, chiede scusa….
Cerchiamo
di tirarlo su, di spiegargli che ha incontrato la gente sbagliata
(per Jhona il 75% della gente è cattiva e io lo ammiro perché riesce
ad essere ottimista anche in quello stato), gli diciamo che bisogna
avere la speranza, la fede in un domani migliore: già la fede in un
domani migliore, come se fosse facile!
Dopo un po’ Jhona si è rasserenato,
probabilmente non per le nostre parole, ed è andato via
benedicendoci… e scusandosi. Tornando a casa quella sera ho pensato
che avrei DOVUTO chiedere scusa a Jhona per i cinque euro
guadagnati in undici ore, per il benessere in cui vivo senza
meritarlo, per essere concittadino di chi ha approfittato di lui per
farsi lavare i vetri gratis, per appartenere alla stessa nazione di
chi lo vedrebbe bene sotto due metri di terra: avrei dovuto ma non
lo ho fatto, non lo ho fatto perché ho pensato che forse, in quel
contesto, quelle cinque lettere sarebbero state le più inutili e le
più inadeguate… ma forse non ho ancora capito il significato che
hanno per Jhona.