Da "L'Amore per i
poveri" di S.Gregorio Nissa, Padre della Chiesa
“Spezza a chi ha fame il
tuo pane e accogli in casa tua i poveri, i senzatetto” (Isaia 58,7). È grande la
moltitudine dei nudi, dei senzatetto che i nostri tempi ci hanno portato. Una
quantità di prigionieri sta davanti alla porta di ciascuno. Non mancano gli
stranieri, gli esuli, e ovunque si vedono mani tese a supplicare. Per costoro,
la casa è il cielo, è l’aria aperta; l’alloggio sono i portici, gli incroci, gli
angoli isolati delle piazze. Come gufi e civette si appiattano nelle spelonche.
Il loro vestito, sono panni laceri; il loro vettovagliamento, la buona volontà
dei misericordiosi; il loro cibo, ciò che dà loro il caso; la loro bevanda, le
sorgenti, come per gli animali; il loro bicchiere, il cavo delle mani; il loro
magazzino, le vesti, se non sono troppo lacere e coprono ciò che vi è riposto;
loro tavola, le ginocchia unite; loro letto, il suolo; loro bagno, il fiume o il
lago, che Dio ha elargito a tutti come bene comune, non artificiale. La loro
vita è errabonda e selvatica, tale non dall’inizio, ma per la sventura e la
necessità.
A costoro, o tu che
digiuni, provvedi. Sii generoso verso le sventure dei fratelli. Ciò che sottrai
al tuo ventre, porgilo a chi ha fame. Il timore di Dio diventi un giusto
eguagliatore. Con una saggia temperanza cura due esperienze contrarie: la tua
sazietà e la fame del fratello. [...]
Lasciati persuadere da
una giusta esortazione: questa parola apra le porte dei ricchi, questo consiglio
introduca il povero da chi ha. Non sia un solo discorso ad arricchire i
bisognosi, ma la parola eterna di Dio dia loro e casa e letto e mensa. Con una
buona parola, provvedi loro il necessario dai tuoi beni.
Oltre a questi, vi sono
altri poveri che giacciono languenti. Ciascuno si dia da fare per i suoi vicini.
Non lasciare che un altro curi quelli che sono presso di te, non sia un altro a
sottrarti il tesoro per te preparato.