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ETIOPI IN FUGA DALLA TORTURA - Due dinieghi grandi come una casa. Come quella ‘casa’ che due ragazzi etiopi, che una sera cercavano un po’ di ‘calore’ e da mangiare nei pressi della stazione di Foggia, non hanno, e che, dunque, dopo aver incassato il secco “No!” della Commissione Territoriale per Richiedenti Asilo di stanza nel capoluogo dauno, vivono all’addiaccio, in conflitto con la loro coscienza su che cosa fare: restare come clandestini in Italia magari spostandosi verso Milano o Bologna, o lasciare il Bel Paese entro cinque giorni, così come è ‘prescritto’ sul foglio che puntualizza che non hanno ottenuto lo status di rifugiati politici. “Siamo arrivati in Italia circa tre mesi fa – ha spiegato uno dei due giovani etiopi – sbarcando in Sicilia. Lì, siamo stati arrestati e poi portati verso il Centro di Bari Palese. Dopo un mese, siamo stati trasferiti al centro di permanenza temporanea di Borgo Mezzanone e ci siamo rimasti per due mesi. Qui abbiamo mangiato e dormito, ma non potevamo lasciare la struttura. Eravamo sorvegliati giorno e notte dalla polizia”. Tutto questo fino al momento in cui la Commissione Territoriale ha esaminato la loro richiesta: “Non hanno creduto che, pur non avendo la tessera di partito, facciamo parte del Cud, ovvero del Coodination Union Democracy che è in forte contrasto con l’attuale governo etiope che non sta più consentendo di manifestare pensieri diversi dal proprio. Per questo – ha continuato il ragazzo di colore mostrando una copia del verbale che sigilla il diniego della Commissione – siamo dovuti fuggire dal nostro Paese, perché rischiavamo di finire in prigione e di essere torturati». Ora, dunque, per i due ragazzi c’è stato il ‘via libera’ all’immediato ritorno in Patria, con “il pericolo di essere arrestati come dissidenti e di essere anche uccisi”. Ma questo, forse, la Commissione non l’ha valutato molto; in più, nonostante a Foggia non sia estate, i due ragazzi sono stati lasciati ‘liberi’ di crepare di freddo e di raggiungere “quanto prima la frontiera, ma ora siamo indecisi se rimanere come clandestini in Italia o tornare a casa, in Etiopa, con il rischio che ci succeda qualcosa”. Chissà che scelta avranno preso, giacché da quella sera non si sono più visti in stazione.

 

Emiliano

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