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A LETTO (?) SENZA CENA

 

Settembre 2006. Il rientro dalle non vacanze per i senza dimora foggiani è stato più duro di quanto potevano attendersi. Dopo la chiusura ormai “cronica” del Conventino, per cui diventa difficilissimo in città trovare un letto dove dormire, l’autunno ha portato anche la chiusura della mensa Caritas presso la parrocchia Immacolata, l’unica, in tutta la città, ad assicurare pranzo e cena, dal lunedì al sabato, per quanti non hanno cosa mettere sotto i denti. A noi non interessano le ragioni di questa chiusura. Abbiamo troppo rispetto per chi, malgrado tutto, nel silenzio e nelle difficoltà ha operato sinora. Ma all’emergenza, oggi, non si può rispondere che con la denuncia, perché tutta la città sappia la situazione che vivono i poveri, e soprattutto con il rimboccarsi le maniche. Come “Fratelli della Stazione” abbiamo sostituito il nostro tradizionale latte e biscotti con pizza e panini, ma non basta, non può bastare. Il mio è un appello accorato a chi può e deve fare qualcosa per restituire almeno un pranzo caldo a chi non ha niente, salvo il freddo e la fame. Il mio appello va alla Chiesa, a Monsignor Tamburrino, affinché si apra alle necessità dei deboli con coraggio, sull’esempio di don Tonino Bello, che i senzatetto li ospitava in casa sua e li faceva dormire in chiesa. Il mio appello va a tutti i parroci, i religiosi, i fedeli, perché Gesù, quando pronunciò la frase “avevo fame e mi avete dato da mangiare” non ce l’aveva con la Caritas, o con questa o con quest’altra associazione, ce l’aveva con tutti noi. Ma il “peso” di una tale emergenza non si può relegare sulle spalle della Chiesa. Dare a tutti un pasto caldo (almeno) e un luogo dove dormire è anzitutto dovere civico cui sono tenuti anzitutto le istituzioni, locali e non. Il mio appello è rivolto al Sindaco di Foggia Ciliberti, al Presidente della Provincia Stallone, al Presidente della Regione Vendola, perché no, anche al Presidente Napolitano. Le istituzioni pubbliche non possono rispondere con le solite, trite, parole. Debbono darsi da fare anch’esse perché i diritti umani non possono essere solo un vessillo da sbandierare quando fa comodo, e da difendere, magari anche con la guerra, in giro per il mondo. I diritti umani vanno rispettati e difesi giorno per giorno quando sono violati: in casolari diroccati e vagoni abbandonati adibiti a case, in campi di pomodoro veri spazi di schiavitù, in città indifferenti ai problemi, alle angosce, agli affanni di chi cerca di sbarcare il lunario in Italia, emigrato, rifugiato, semplicemente povero e privo di un tetto. Permettetemi, infine, un appello a tutti voi: se gli enti, le istituzioni, le fondazioni sono ferme perché i problemi burocratici riescono a frenare finanche le migliori intenzioni, è tempo che noi “società civile”, noi semplici buoni cristiani, ci “sporchiamo le mani” per chi ha bisogno. Basterebbe che duecento di noi invitassero a cena un senza dimora per superare l’emergenza attuale. Foggia conta 160.000 persone, e voi siete tra queste!

 

Claudio

 

 

 

 

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