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Caritas Italiana

Comunicato stampa del 12 gennaio 2005  (n.6)

La nuova procedura di asilo: diritti a rischio

Luci e ombre. L'allarme della Caritas Italiana, mentre continuano gli sbarchi di immigrati sulle coste siciliane.

Il regolamento di attuazione con il quale è entrata in vigore la nuova procedura di asilo (articolo 31 e articolo 32 della legge "Bossi-Fini"), non garantisce adeguatamente i diritti dei richiedenti asilo in Italia. Ne è convinta la Caritas Italiana e a meno di un mese dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del suddetto regolamento – mentre si ripetono gli sbarchi di immigrati sulle nostre coste – esprime preoccupazione e auspica la definitiva adozione di una legge organica in materia di asilo. Una legge che sia vera espressione di umanità e solidarietà nei confronti di persone fuggite dal loro Paese per timore di persecuzione, o alle quali è impedito l’esercizio effettivo delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione, o che necessitano di una protezione umanitaria o temporanea. Una legge che non svuoti del suo contenuto il diritto di asilo sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Da un lato la Caritas Italiana aveva già espresso soddisfazione per alcuni limitati aspetti della nuova procedura di asilo: i principi secondo cui il richiedente asilo non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la domanda di asilo e i minori non accompagnati richiedenti asilo non possono in alcun caso essere trattenuti; la ricevibilità delle domande di asilo sia da parte dell’ufficio di polizia di frontiera che da parte della questura; la partecipazione a pieno titolo dell’Unhcr nelle istituende Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato; la previsione che le Commissioni territoriali valutino le conseguenze del rimpatrio di un richiedente asilo alla luce anche dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (c.d. protezione umanitaria); l’intento di abbreviare i tempi di trattazione di una domanda di asilo da parte delle Commissioni competenti; l’istituzionalizzazione di un Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e l’istituzione di un Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo.

Dall’altro lato però, sollevano perplessità una serie di disposizioni, come ad esempio l’istituto stesso del trattenimento presso i "centri di identificazione" come misura normale e non eccezionale, dato che l’istituto verrebbe ad applicarsi alla quasi totalità dei richiedenti asilo presenti sul territorio nazionale. Si auspica vivamente che non sia applicabile ai richiedenti asilo qualora si tratti di persone vulnerabili (minori non accompagnati, portatori di handicap, donne in stato di gravidanza, persone che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza).

Ma anche altri aspetti non convincono: il rilascio di un semplice "attestato nominativo" (e non di un permesso di soggiorno) ai richiedenti asilo che sono sottoposti al trattenimento nei centri di identificazione; l’introduzione di una procedura ordinaria, che si applicherebbe ai richiedenti asilo sottoposti a trattenimento facoltativo e di una procedura semplificata, che si applicherebbe ai richiedenti asilo  sottoposti a trattenimento obbligatorio (emerge qui l’esigenza che la procedura semplificata sia applicata in casi eccezionali e chiaramente delimitati); la previsione di un termine brevissimo (5 giorni) e di condizioni estremamente restrittive per eventualmente presentare una richiesta di riesame alla Commissione territoriale competente. Infatti il ricorso non ha effetto sospensivo e si prevede una semplice facoltà del prefetto di "autorizzare la permanenza sul territorio nazionale" del richiedente asilo fino alla data di decisione del ricorso, e neppure sino al passaggio in giudicato della sentenza. Pertanto, sussiste un serio rischio che il richiedente asilo rigettato in prima istanza possa essere rinviato nel Paese d’origine, e così subire conseguenze gravi e irreparabili per la propria vita e libertà.

Inoltre dovrebbe essere esplicitamente riconosciuto il diritto al gratuito patrocinio a spese dello Stato in ogni fase della procedura per il riconoscimento del diritto di asilo. Infine, per quanto riguarda le misure di assistenza e di accoglienza – sottolineando il mancato recepimento della Direttiva dell’Unione europea in materia – si auspica che l’Italia si doti al più presto degli strumenti necessari a garantire un’accoglienza dignitosa a tutti i richiedenti asilo.