SFRATTATI DALLA STAZIONE

Grandi Stazioni s.p.a. revoca la sala che ci era stata concessa per presunti motivi di ordine pubblico

Innanzitutto buon anno a tutti i visitatori del nostro Fratelli della Stazione web site…

Gennaio sarebbe dovuto essere nelle nostre previsioni un mese di programmazione, in cui iniziare ad erogare a favore dei bisognosi servizi ulteriori al mero incontro, quali corsi d’italiano o aiuto nell’esplicazione delle procedure burocratiche per stranieri. Anche questo editoriale si sarebbe dovuto, e voluto, occupare di altro, in vista della Giornata per la Vita, alla quale don Guglielmo Fichera ha dedicato un’apposita due giorni da svolgersi il prossimo 25 e 30 gennaio presso il teatro della Parrocchia di San Paolo Apostolo di Foggia con l’intervento, tra l’altro, di Sua Eminenza Mons. Sgreccia e dell’arcivescovo metropolita di Foggia Mons. Tamburino.

Tuttavia tutto ciò non ci è possibile

Giorno 24 dicembre, rinnovando una tradizione ormai consolidata da 3 anni, Grandi Stazioni S.p.a. aveva concesso, su richiesta dell’assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Foggia, ai Fratelli della Stazione una sala, sita sul primo binario della stazione ferroviaria, in cui noi fratelli avremmo potuto incontrare i poveri fornendo loro anche un punto di ritrovo e un’esperienza di integrazione.

Il servizio si era svolto normalmente per le prime due settimane, quando è giunta, come un fulmine a ciel sereno, un’indiscrezione: la sala ci sarebbe stata tolta a causa di uno scippo avvenuto in Stazione, cui la polizia ferroviaria collega in qualche modo la nostra presenza.

Di lì a poco ci è giunta via fax (col massimo della formalità!) la comunicazione dell’avvenuto “sfratto”, in cui, con linguaggio burocratese, ci conferma che, a seguito di specifica comunicazione del Prefetto di Foggia, onde evitare possibili ripercussioni negative sulla tenuta dell’ordine e della sicurezza pubblica nell’intera area della stazione che potrebbero determinarsi per le nostre attività, l’autorizzazione all’utilizzo dei locali deve intendersi revocata.

Inutile dirvi che siamo rimasti allibiti sia per le modalità, sia soprattutto per le motivazioni con cui si privano i poveri di Foggia di una delle poche strutture funzionanti in città, dopo la chiusura della Caritas e la perdurante assenza di un dormitorio pubblico.

Lo scippo, infatti, si è verificato in un orario in cui la nostra sala non era aperta (svolgendosi, il servizio, solo dal martedì al venerdì dalle 21.00 alle 22.00), inoltre, applicando in via estensiva la disposizione, sarebbero da chiudere per problemi di ordine pubblico tutte le mense, che in Italia e non solo, forniscono un piatto caldo a chi lo richiede, senza parlare delle piazze e di tutti i luoghi di ritrovo in cui si riuniscono gli immigrati e di qualsiasi luogo pubblico ove dovesse avvenire un qualsivoglia reato (pensiamo allo stadio!!!).

In realtà, ci sembra (ma vorremmo sbagliarci) che lo scippo sia stato solo un pretesto, addotto dalla Polizia Ferroviaria che in più di un’occasione ha definito “fastidiosa” la presenza degli immigrati per allontanare dai propri occhi queste presenze “ingombranti”. Vorremmo quindi segnalare a quei, sicuramente pochi, addetti alla sicurezza nella stazione che ciò pensano, al Prefetto ed al Questore che hanno avallato la decisione, ed ai vertici di Grandi Stazioni, che pure informalmente ci hanno comunicato il loro rammarico, che:

 

1. è una falsità enorme che l’immigrato è di per sé un pericolo per la sicurezza. Un pericolo lo sono, invece, i delinquenti, di qualunque etnia, lingua e nazionalità essi siano;

 

2. non è certamente allontanando chi aiuta gli immigrati che li si fa andare via dalla stazione, ma si può raggiungere questo scopo (che a noi darebbe immensa gioia) solo dando loro un’opportunità di inserimento nel nostro tessuto sociale, e quindi un’opportunità di lavoro, o semplicemente un luogo caldo dove dormire.

Non vorremmo che quest’editoriale vi appaia scritto col benché minimo livore o spinto dal risentimento: così non è, ma ci è sembrato doveroso segnalare quest’episodio che è accaduto al nostro gruppo, o meglio ai “nostri” poveri, come emblematico per un andazzo che imperversa per la nostra società ed, in particolare, purtroppo, nella nostra città. Una cultura (o forse una pseudo-cultura) che considera l’immigrato un ladro, il barbone un impiccio, i volontari complici, anzi favoreggiatori dell’immigrazione e della micro-criminalità.

Capiamo i disagi di quanti lavorano tra le forze dell’ordine e, ogni giorno, si trovano di fronte ad un crescente numero di reati legati alla micro-deliquenza da strada, ma ci avverte l’obbligo di rammentare a tutte le Autorità che non è nascondendo i problemi che si risolvono, bensì offrendo risposte concrete ai bisogni e sostenendo l’emancipazione di chi vive in situazioni di degrado. Allo stesso modo, ed anzi in maniera più evidente, non è cancellando un punto di ritrovo gestito dal volontariato all’interno della Stazione Ferroviaria che si risolve la “questione immigrati” in stazione ma dando loro un posto dove stare e dove venga rispettata la propria dignità umana.

Noi non siamo giuristi, ma ci sembra che anche le regole fondamentali del vivere civile poste in Costituzione (vedi l’art.2 sui diritti inviolabili dell’uomo, le formazioni sociali e il dovere inderogabile di solidarietà sociale) siano state violate in questa vicenda così come è leso il mero principio del buon senso.

È evidente però che dove non arriva il diritto, perché non sono rispettate le leggi degli uomini, deve arrivare il Vangelo, cioè la legge di Dio: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Noi non ci lasceremo avvolgere dallo sconforto o fermare dalla rassegnazione, ma continueremo serenamente il nostro servizio all’esterno dello scalo ferroviario, in Piazzale Vittorio Veneto, come richiestoci da “Grandi Stazioni”, ma soprattutto dallo spirito di Carità Cristiana che ci spinge.

Continueremo il nostro servizio con la solita dedizione, con la certezza che il Signore, tramite questa prova, vuole rafforzare la nostra unità e magari convertire qualche cuore. Per chi ha influito negativamente in questa storia, non possiamo fare altro che pregare e chiedervi di fare lo stesso, sperando che aprano i loro cuori alla Parola del Vangelo che insegna la Fede, dona la Speranza e apre il passo alla Carità.

Fratelli della Stazione