Foggia, Giovedì 13 Novembre 2003
Liceo Socio-psico-pedagogico "C. Poerio"
Presentazione del libro "Davide e Golia"
di Padre Piero Gheddo
Per i Fratelli della Stazione, operare la Carità non vuol dire unicamente servire il prossimo che si manifesta nel barbone o nell'immigrato, ma altresì nel prendere parte ad un più complesso dibattito che va svolgendosi in ogni ambito religioso e culturale sul tema della globalizzazione che così com'è oggi, contribuisce a provocare immigrazione, povertà, emarginazione.
In questo contesto si inserisce un convegno-dibattito tenutosi presso l'aula "Nadia Roccia" del Liceo socio-psico-pedagogico "Carolina Poerio" di Foggia che ha ospitato la presentazione del libro di Padre Piero Gheddo "DAVIDE E GOLIA: globalizzazione e diritti dei popoli", a cui alcuni fratelli hanno assistito.
Padre Gheddo oggi è il direttore dell'ufficio storico del P.I.M.E. , ma ha alle sue spalle cinquant'anni d'esperienza come missionario e come giornalista "sul campo": con queste credenziali era l'uomo adatto per affrontare il tema della globalizzazione, senza nascondere né i lati negativi né quelli positivi.
Ad oggi, secondo dati O.N.U., nel mondo vi sono 55 stati ritenuti sviluppati, 85 in via di sviluppo e 34 in via di sottosviluppo. Di questi ultimi la gran parte sono situati nella cosiddetta "Africa Nera", per intenderci quella zona del continente africano che si trova a sud del Sahara. Padre Gheddo ha fatto notare un miglioramento globale della condizione di vita sulla Terra negli ultimi cinquant'anni, evidenziando come sia in diminuizione il numero dei paesi sottosviluppati.
Purtroppo però, ancora oggi, non si riesce a comprendere, sia da parte dei governi occidentali che da parte dei movimenti no-global e new-global, che le vere cause della povertà mondiale non sono da ricercare solo nella scarsezza delle risorse finanziarie ma soprattutto in quattro fattori che assillano i paesi del terzo e quarto mondo: ignoranza, fatalismo (legato molte volte alla cultura religiosa), governi eccessivamente corrotti che depradano le popolazioni dei fondi provenienti dall'estero e militari che taglieggiano la popolazione.
I missionari hanno un punto di vista privilegiato sui disastri e sulle cose buone della globalizzazione, in quanto occidentali che però vivono sempre e costantemente in contatto con realtà differenti, e godono la possibilità di confrontare gli stili di vita ed i loro mutamenti, sia in Occidente che nel resto del globo.
Lo sviluppo dell'uomo, sostiene Padre Gheddo, viene da Dio: Gesù mandò i suoi dodici apostoli per il mondo ad annunciare il Vangelo a tutti i popoli, non solo, come richiedeva la vecchia teologia per raggiungere la salvezza di tutte le anime tramite la conoscenza del Cristo, ma come evidenziato dal Vaticano II, per cominiciare a costruire il paradiso in questo mondo. Le missioni non svolgono più un'opera di mera evangelizzazione, ma anche di supporto alle popolazioni locali per lo sviluppo sociale e economico: i missionari portano soprattutto cultura, tecnica e non solo.
La "Carta dei diritti dei Popoli" del 1948, ancora in vigore, è impregnata di cultura cristiana, ed il tentativo propugnato dal Segretario Generale dell'ONU negli anni '60 di modificarla, istituendo una commissione interreligiosa, non è riuscita a far meglio, perchè, sostiene Gheddo, non esiste vera alternativa alla visione cristiana dei diritti dell'uomo.
Viviamo un'epoca affascinante ma allo stesso tempo drammatica: affascinante perché, grazie alla globalizzazione, è finalmente affiorato il problema della divisione dei due mondi, della contrapposizione tra Sud e Nord del mondo, drammatica perchè la nostra è una società secolarizzata, che vede i metodi risolutivi solo nelle risorse economiche.
Le culture del Sud e del Nord del mondo non possono però definirsi contemporanee perchè invero i paesi "sottosviluppati" vivono ancora un'epoca di arretratezza non solo tecnologica ma culturale. L'uomo, infatti, nasce uguale nel pensiero di Dio, ma la storia rende gli uomini diversi. Perciò le culture devono incontrarsi e non scontrarsi, capirsi e non detestarsi.
Cosa si può fare allora per eliminare il sottosviluppo, e soprattutto cosa possiamo fare noi?
1) Educare i giovani a questi argomenti: noi siamo i privilegiati dell'umanità e questo privilegio è un dono di Dio da usare per gli altri;
2) Convertirsi a Gesù Cristo, ritornando al Vangelo e capendo che ciò che dà davvero la felicità nella vita è donare e non ricevere. Per aiutare davvero i poveri c'è bisogno che ognuno di noi rinunci alle cose che piacciono ma che possono essere negative;
3) Dare una parte della propria vita, o tutta se si ha la vocazione, per i poveri, non limitarsi a denunciare ma darsi concretamente da fare per migliorare le condizioni di vita dei più bisognosi.
Piuttosto marginale, infine, rispetto al tenore della discussione, sono risultati gli interventi di parte del corpo docente dell'istituto "Poerio" nello spazio lasciato per domande e considerazioni. L'occasione di dibattito è stata malamente sprecata dai suddetti "professori" che, in un clima da curva sud si esibivano a turno in domande strampalate ed accuse quanto mai discutibili alla Chiesa e alle missioni, ai missionari e alla religione. Evidente l'imbarazzo per Dirigente e vice Dirigente scolastico che strenuamente difendevano la linea del buon senso oltre che del buon gusto.
Interessante comunque la prova di un insegnante, il quale si cimentava in un'interpretazione tra il grottesco e l'incredibile di Atti 2,44-45 configurando i primi apostoli quale un nucleo di bolscevichi. Potete immaginare come il tutto abbia avuto come unico merito il mettere in risalto la pazienza e il grande temperamento di un uomo, come Padre Gheddo, che ha dato e continua a dare la propria vita per le missioni cristiane nel mondo.
I Fratelli della Stazione