IL FREDDO DI HAMED
Che freddo fa in questi giorni di
febbraio! Quando cala il gelo della notte vedi sempre meno persone per la
strada, qualcuno lo vedi camminare svelto e imbacuccato, talaltri, giovani
specialmente, preferiscono rintanarsi nei locali del centro storico che
deambulare come al solito vicino la piazzetta.
Chi non si muove mai dal suo posto al freddo è Hamed,
una sessantina d’anni, di cui almeno tre per strada, dormendo sotto le stelle di
mezza Europa.
Sta
sulla panchina accanto alla villa comunale, ed è contento. È voluto andar via
dal piccolo dormitorio di Gesù e Maria, insofferente com’era agli orari e agli
schemi, avendo perso l’unica cosa di ancora era ricco, la
libertà.
Aveva perso la libertà di svegliarsi quando voleva,
mangiare quando ne aveva necessità, spostarsi quando poteva, poche volte in
realtà visto che la sua malattia alle gambe gli impedisce anche di camminare
come tutti noi.
La sua vita è lì, sulla panchina fredda, sulla strada
intasata ad ogni ora. Quella è la sua vita, ci dice: salutare le persone che
passano, e che vede una volta al giorno, osservare il passaggio degli autobus,
chiacchierare col barista che ogni mattina gli offre la colazione, sopravvivere
in totale sembianza col meteo. Perché Hamed sa stare sotto la pioggia, il vento,
o la neve senza lamentarsi poi tanto.
E se qualcuno si ferma a parlare con lui, lo
ringrazia di cuore invocando la benedizione di Padre Pio e della
Madonna.
Hamed sembra voler bene a tutti, a tutti coloro che,
passando, lo salutano, a coloro che gli portano qualcosa da mangiare o da bere,
o una coperta d’inverno.
Hamed non teme il futuro, vive davvero giorno per
giorno, e se un domani non ci sarà più sarà comunque sereno. Perché, racconta
con la luce negli occhi “quando moriremo saremo tutti uguali, ricchi, poveri,
dottori, avvocati, stranieri, italiani”.
Hamed è la gioia fatta persona, è la semplicità fatta
uomo.