Il dormitorio pubblico: chi ci pensa?

Nel primo numero di “FogliodiVia”, la nostra redazione ha posto in risalto l’assenza, nella nostra città, di un dormitorio pubblico, di un luogo, al riparo delle intemperie, dove chi è costretto a dormire sotto le stelle, possa sostare e passare la notte. Perché a Foggia il dormitorio pubblico non pare essere all’ordine del giorno delle discussioni dei politici, ma neanche in testa ai pensieri della gente che, tutte le sere, torna al caldo, nelle proprie case, senza vedere o senza voler vedere chi invece attraversa i binari per riparare in un vagone abbandonato o cammina per le campagne per rifugiarsi, in condizioni tremende, in vecchi casolari diroccati.

Purtroppo, sembra che i problemi dei più poveri tra i poveri non siano nei cuori dei cittadini della città, ma soprattutto dei giovani, molto più avvezzi all’alcol o alle droghe che a piccoli gesti di volontariato. Ma ho come l’impressione (scusate il pessimismo) che i problemi veri di chi stenta a campare non siano neanche tra le esigenze avvertite da chi a questo dovrebbe essere sensibile, come i buoni cristiani “praticanti”, o le stesse associazioni di volontariato.

Noi stessi siamo vittime di questo modo di pensare, e del rischio di operare il bene per sé stessi, di operare un bene “limitato” al proprio orticello, al proprio piccolo ambito. Noi stessi, infatti, stentiamo ad intessere relazioni più ampie rispetto al nostro umile servizio, noi stessi cadiamo spesso nella tentazione di amare il povero “dall’alto”, operando un servizio che non è condivisione, ma elemosina, non è amore, ma pietismo.

Questo ci sforziamo chiaramente di evitare, ma è indubbio che sia un modo di pensare la carità che pervade la nostra città, ma forse il nostro mondo.

Vivere in un mondo dove tutto ciò che ci viene propinato è l’egoismo e l’edonismo illimitato, dove ogni considerazione dalla parte dei più piccoli è vista come una battaglia “di partito”, da contrassegnare con un colore politico, certo non aiuta, ma forse nella nostra città a ciò si aggiunge un fervente particolarismo, una voglia del “piccolo è bello”, in cui tutti vogliono essere presidenti di qualcosa, direttori di qualcuno.

Ma i cristiani a Foggia sono tanti, e tanti sono anche buoni cristiani, ne sono convinto, per non parlare del volontariato, diffusissimo e capillare. Quello che manca è, secondo me, una consapevolezza che il mondo non finisce nelle proprie parrocchie, non termina nell’oratorio, nel quartiere o nella propria associazione. Manca ai giovani una visione di questo tipo, manca a noi, giovani cristiani che tentiamo di operare la carità nello spirito di Madre Teresa, ma senza la sua grandezza, privi della sua umiltà e della sua preghiera.

Sono mancanze per me indubbie, ma non insuperabili se ognuno ci mette in questo un impegno costante e consapevole, consci che non tutto dipende da noi, ma che, certamente, abbiamo il dovere di agire come se tutto dipendesse da noi… anche un posto dove dormire per centinaia di persone!