La maggior parte di questi rifugiati che chiedono asilo politico in Italia provengono da stati che evocano situazioni di dramma sociale: ex-Jugoslavia, Romania, Turchia, Iraq, Iran, Afghanistan, Sudan, Senegal, Sri Lanka... Prima che la richiesta per ottenere l'asilo politico venga esaminata dalla Commissione Centrale che sta a Roma, possono passare anche uno o più anni. Nel frattempo il richiedente asilo non può lavorare ed è lasciato in balia di se stesso. Ogni richiedente avrebbe diritto a 34.000 delle vecchie lire al giorno per i primi 45 giorni di permanenza come rifugiato, ma è chiaro che la lentezza della burocrazia e le difficoltà che incontrano le Prefetture italiane ad esaminare le pratiche e a rintracciare i domandanti asilo, rendono questo diritto un sogno ben custodino nel taschino dei pantaloni stracciati. Tutti questi problemi prendono forma perché in Italia, sebbene la nostra Costituzione all'articolo 10 preveda l'emanazione di una legge ad hoc sul diritto d'asilo non esiste uno spicchio di norma a tutela dei rifugiati. Ci hanno pensato, allora, i "sergenti" Umberto Bossi e Gianfranco Fini a stilare una delle leggi più dure redatte negli ultimi tempi.
La legge 189/2002 Bossi-Fini sull'immigrazione introduce, infatti, importanti cambiamenti anche sulla materia del diritto d'asilo: l'istituzione del trattenimento coatto dei richiedenti asilo presso i "centri di identificazione" all'interno dei quali le domande di asilo verranno esaminate nel merito con procedura accelerata; la mancanza di un'adeguata procedura di ricorso al giudice contro il mancato riconoscimento dello status di rifugiato e l'assenza di un effetto sospensivo dello stesso ricorso... Questo comporta che i ricorrenti possano essere espulsi dall'Italia e rimpatriati in paesi in cui possano essere messe a repentaglio la loro incolumità e le loro libertà.
Per quanto riguarda la Capitanata è stato individuato il centro d'accoglienza di Borgo Mezzanone come possibile "centro di identificazione", e questo perché la Puglia, da sempre, risulta essere una instancabile terra di frontiera, un ponte fra l'Europa e il Mediterraneo, ma un ponte che, viste le recenti norme, rischia di trasformarsi in una grigia cella per i cittadini stranieri che vengono in Italia a cercare miglior sorte.
All'interno della struttura di Borgo Mezzanone, realizzata durante il recente conflitto in Kosovo, sono stati allestiti due spazi roulotte - dentro una recinzione alta quasi sei metri - che dovrebbero contenere circa 300 persone. Segno che i richiami della legge Bossi-Fini si stanno facendo spazio anche negli angoli più remoti d'Italia. Ma il Prefetto di Foggia, Fabio Costantini, ha più volte precisato "che ha già in mente un progetto per il centro d'accoglienza di Borgo Mezzanone che prevede una doppia funzione: restare centro d'accoglienza e conformarsi con le nuove norme nazionali in tema di immigrazione".
Frattanto i richiedenti asilo politico che si trascinano per Foggia e per l'Italia continueranno a vivere dove capita: per strada, nei vagoni dei treni, nelle case diroccate, sotto i portici, sulle panchine delle ville comunali. Anche la miseria in cui si è costretti a vivere è uno dei conti da saldare che presenta la signora guerra.
Emiliano Moccia
dal mensile "Uagliò parlare chiaro" del dicembre 2003