Da "La Gazzetta
del Mezzogiorno" del 11 maggio 2004
pagina 14
I "Fratelli" aiutano i senzatetto nel nome di
Madre Teresa
Foggia, "angeli" in
stazione a tutti latte caldo e sorrisi
di ENZA
MOSCARITOLO
Sono studenti e
lavoratori, dai 15 anni in su, ma non chiamateli eroi. Da circa 4
anni opera a Foggia un gruppo di giovani volontari al servizio dei
poveri, emarginati, barboni e immigrati che trascorrono la notte
presso la stazione ferroviaria, o nei vagoni dei treni abbandonati,
come spesso accade anche in molte altre città.
Hanno scelto di
chiamarsi "Fratelli della Stazione", perché come ci hanno
raccontato: "Vogliamo essere vicini ai bisognosi con l’aiuto
materiale delle nostre braccia, portando il conforto di una bevanda
calda, ma anche il cuore di un fratello".
Ogni sera, dal
martedì al venerdì, puntuali alle ore 21.00 portano latte caldo,
aromatizzato al cacao, e biscotti, per scaldare le lunghe notti
all’aperto, operando la carità con semplicità e cercando di non
ferire la dignità di queste persone emarginate, regalando un
sorriso, un’ora di conversazione o un’informazione utile.
Si ispirano a Madre
Teresa di Calcutta, tenendo sempre a mente che "In ogni povero c’è
l’amore di Dio".
"I poveri hanno
bisogno di mangiare ogni giorno" ci dice Leo, volontario della prima
ora, a contatto ogni sera con storie sempre diverse, ma accomunate
dal senso di disagio, dalla sofferenza, dalla solitudine, dalla
paura. In qualche caso lo "sbandato" è un italiano che vive lontano
dalla famiglia; ma la maggior parte delle volte incontrano
liberiani, algerini, polacchi, ucraini, regolari e non, senza fissa
dimora.
"Tante volte ci siamo
trovati in difficoltà " prosegue Leo " al punto di dubitare che
questa missione sarebbe continuata", in seguito, ad esempio, a
qualche contrasto nato tra immigrati di religione o di etnia
diversa.
E se agli inizi della
loro attività i "Fratelli della Stazione" potevano operare più
serenamente nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria, col
passare del tempo questa consuetudine serale non è stata più
tollerata dai responsabili aziendali, ma senza desistere, nonostante
le angustie e le difficoltà, hanno proseguito nel piazzale
antistante la stazione e sulle panchine, con la solita carica di
calore umano.
Il cammino di questo
gruppo ben affiatato è costellato, fortunatamente, anche da numerosi
episodi giunti a buon fine, come la storia di un ragazzo albanese di
25 anni che Leo e compagni avevano condotto in Questura per il
controllo dei documenti: provvidenziale fu l’incontro tra i corridoi
con una signora che chiese se conoscevano un ragazzo disposto a
lavorare, e fu così che il ragazzo albanese trovò subito
lavoro.
L’esperienza maturata
sul campo in maniera esemplare richiama prepotentemente il problema
dell’accoglienza e del servizio agli emarginati, che necessitano di
soddisfare non solo i più elementari bisogni materiali, ma anche
quelli umani, come avere delle persone da incontrare o dei
"fratelli" da ricevere, anche se su scomode panchine, recuperando
così una dignità perduta e superando la barriera, a volte
insormontabile, dell’indifferenza.
Per esigenze pratiche
del servizio, la presenza di ragazze non è mai stata l’ideale in un
contesto dove la presenza maschile è dominante e la lontananza da
ogni affetto potrebbe causare una qualche forma di degenerazione.
Per questo, sono nate
le "Sorelle della Stazione" con una missione differente, quella di
aiutare chi vive in una condizione di disagio, pur se circondato da
agi materiali, facendo visita ad anziani, malati e
sofferenti.
Info: chiunque
fosse interessato può prendere parte agli incontri che si tengono
presso la parrocchia di San Luigi Gonzaga ogni lunedì, dalle ore
21.00 alle ore 22.00, e dal martedì al venerdì dalle ore 20.00 alle
ore 20.30, oppure direttamente in piazzale Vittorio Veneto,
antistante la stazione ferroviaria, dal martedì al venerdì dalle ore
21.00 alle ore 22.00.