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Da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 7 gennaio 2004

prima pagina

Dilagano le nuove povertà
Foggia, 250 euro al mese: si può?

di ANNA LANGONE

Capelli grigi, occhiali da presbite, parlantina sciolta. Si chiama Maria, ha 64 anni e vive nella zona della Cattedrale, nel centro storico di Foggia. Per lei la giornata dell'Epifania è stata una doppia festa, perchè ha partecipato a un pranzo di beneficenza. Eppure il suo aspetto, la grande comunicativa, quel guizzo nello sguardo, non farebbero immaginare la realtà: «Da quando è morto mio marito - dice - non ce la faccio a tirare avanti. Per avere un pasto gratis ogni tanto, mi occupo di volontariato, così posso frequentare le mense delle parrocchie».
Maria è il volto della nuova povertà, che si fa strada anche in una città di 160 mila abitanti, una comunità non grandissima dove rapporti familiari e di vicinato dovrebbero ancora funzionare e invece non reggono più. Gli ultimi due censimenti descrivono l'impennata delle famiglie costituite da un anziano solo e il Sunia, il sindacato degli inquilini, lancia appelli a ripetizione per i vecchi sotto sfratto che minacciano di suicidarsi.
Ma la società è sorda alle grida silenziose dei «nonni» che ci vivono accanto, forse perchè non sanno protestare sotto i palazzi del potere, non sfilano in piazza con striscioni e altoparlanti.
Ma esistono. Continuano ad esistere in barba alla logica, alle leggi disumane che prevedono la possibilità di sopravvivere con 250 euro al mese. Già, non la pensione minima di 516 euro che è già da fame, ma poco più di 8 euro al giorno con cui dovrebbe vivere Maria: «Da giovane ho fatto la donna di servizio - spiega - questa è la pensione che mi spetta». Vedova, senza figli, senza parenti prossimi, Maria condivide la sua ventura con altri coetanei che, come lei, frequentano le mense per i poveri e sono stati resi poveri, dopo anni di fatica, da eventi sfortunati: un trapianto, la morte improvvisa di un congiunto, insomma le tragedie che possono arrivare a cambiare la vita di tutti.
Ma la loro, di vita, è cambiata soltanto per le cose cui sono costretti a rinunciare, nel cuore no. Come spiegare altrimenti quanto accade nella zona di un'altra parrocchia, quella di San Luigi, nella Foggia popolare del mercato Rosati? Anche qui c'è una mensa per i poveri e, ogni sera, alcuni volontari chiamati «I fratelli della stazione» portano pasti e bevande calde ad extracomunitari e barboni che vivono nei vagoni ferroviari.
Beh, proprio qui un'anziana ottantenne, che vive anche lei da sola, da alcuni mesi ospita in casa due ragazze rumene: «È bastato che lanciassi un appello dal pulpito - dice don Guglielmo, il parroco - ha fatto tutto da sola».
Ma l'incredibile di questa storia deve ancora arrivare: «La donna, carte alla mano - aggiunge il parroco - mi ha dimostrato che vive con 55 euro al mese».

ANCHE TU PUOI FARLO!
Ti aspettiamo il lunedì dalle 21 alle 22 presso la cappella sul primo binario della stazione ferroviaria di Foggia

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